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LA TRASGRESSIONE di Grazia Mirti Possono i pianeti trasgredire? Può Saturno litigare con i suoi anelli, può Marte interrompere la sua corsa intorno al Sole? Gli antichi consideravano curiosa e significativa la posizione di ‘retrogradazione’, quando cioè dalla Terra si aveva l’impressione che i pianeti tornassero indietro rispetto alla posizione precedente. In realtà, come è stato confermato dalle osservazioni più precise degli ultimi secoli, i pianeti non si fermavano affatto e non tornavano indietro, ma compivano una capriola, un anello nella loro orbita, che dava l’impressione all’osservatore terrestre che essi tornassero sui loro passi. Queste posizioni di retrogradazione erano considerate poco felici sul Tema Natale delle persone. Così come si considerava poco intelligente colui che veniva alla luce con una posizione solare molto vicina a quella di Mercurio. Dalla Terra Mercurio, tanto più piccolo come massa, accanto alla grande stella solare pareva bruciato, distrutto, aggredito dal Sole e si diceva allora che vi era un fenomeno di combustione, che il Sole bruciava il cervello del malcapitato che veniva alla luce in quel momento , il quale risultava un po’ rincitrullito. Leggende e tradizioni che non hanno retto al vaglio di moderne verifiche scientifiche. E tuttavia trasgredire alle regole può accadere anche in cielo, è indubbio. Ne sono esempio dei, eroi, ninfe, messaggeri, amori tra dei e comuni mortali, o viceversa, con in più risse epiche, come quella classica che ha dato origine alla guerra di Troia. Ciascun segno possiede la sua sottile attitudine e inclinazione verso l’anticonformismo e la trasgressione, anche se vi sono aspetti astrologici che la sanciscono come regola di vita, per esempio l’opposizione Marte-Giove. In questo caso il pianeta dell’aggressività sfida quello della legalità e della convenienza, con il risultato di spingere colui che ne è caratterizzato alla nascita ad agire in modo originale, contro le regole, a conoscere il piacere della trasgressione come regola di vita, come dolcezza tutta speciale. Ogni segno, ogni pianeta si colora in un modo differente dagli altri in amore e nel piacere, filtrando gli accadimenti della vita con uno stile tutto personale. Cercheremo ora di scoprire i collegamenti trasgressivi di ciascun segno. La tradizione racconta per ogni segno una o più storie dalle quali scaturisce spesso un efficace ritratto psicologico di chi vi nasce, con virtù e difetti ingigantiti, quindi emblematici. Al segno dell’Ariete si riporta spesso la grande avventura di Giasone, il bellissimo eroe che andò, alla guida di un gruppo di temerari, alla ricerca del mitico vello d’oro. Coraggioso, impulsivo (come spesso accade di giovani Ariete pieni di energia e passione) giunse con i suoi Argonauti nella terra lontana in cui viveva Medea, la bellissima sacerdotessa di Ecate. Appena ella lo vide si innamorò perdutamente e volle aiutare l’eroe nel conquistare il successo desiderato. Unica contropartita il suo amore e il portarla con sé al ritorno in Grecia. Complicate vicissitudini compromisero a più riprese il raggiungimento dell’obiettivo. Come nella favole, alla fine Giasone è vincitore. Ma scorda Meda e il suo aiuto ed ella si vendica di lui orribilmente, uccidendogli più tardi la donna amata e i figli. Ecco la trasgressione arietina nell’impeto della vittoria: scordare la riflessione, i suggerimenti, la calma interiore, la giusta parte avuta dai collaboratori e soprattutto dalla dea ispiratrice. Trasgressione come eccesso, quindi, come ubriacatura di sé, come ottenuta impunibilità mentre il momento è ancora pericoloso, il rischio più difficile da vivere! Se si vuole spingere un Ariete alla trasgressione lo si può fare eccitandone la passione impulsiva, la forza dirompente contro le regole, contro la fortuna. I suggerimenti marziani possono accecarlo, in quel momento, e spingerlo verso strade che non sono le sue. Allora può scordare lealtà, fedeltà, chiarezza, ingenuità, che sono le sue caratteristiche di base. Non potrà tradire a lungo senza tradirsi, nel medesimo tempo, perché ha bisogno di gridare al mondo il suo amore, non può mentire a se stesso, mai! Molto più complessa la psicologia del Toro. Minosse, re di Creta, era soddisfatto del suo regno, della bellissime greggi di sua proprietà, si compiaceva di essere un sovrano ricco cui nulla poteva essere negato. Poseidone lo osservava dal profondo del mare e decise di metterlo alla prova, chiedendogli di sacrificargli il toro più bello, completamente bianco, un esemplare da tutti ammirato. Minosse rifletté a lungo. Finì per trasgredire, sacrificando un toro stupendo che aveva una piccola macchiolina nera sotto la coda. Il dio marino non incassò bene il gesto. Si vendicò in modo raffinato. Fece provare alla regina, moglie di Minosse, una passione invereconda per il toro bianchissimo. A tal punto ella se ne incapricciò che si fece costruire una vacca di legno per potersi trastullare sessualmente con il toro, e da quell’unione nacque il celebre mostro, il Minotauro, per ospitare il quale, e nascondere così la sua vergogna, Minosse dovette far costruire il labirinto, una delle sette meraviglie dell’antichità. Ecco il senso di possesso del Toro, in certi casi la vera e propria avidità che lo porta ad andare contro le regole, a volersi assicurare quel di più che diventa spesso il problema contro cui lottare o crea l’interesse in chi non lo ama più solo per vero e spontaneo amore. A proposito dei Gemelli la trasgressione non è difficile da verificare. L’antica alchimia faceva prima di tutto riferimento all’unione tra fratello e sorella, come presupposto indispensabile per la costruzione ed evoluzione dell’albero della vita, attraverso il quale ricercare la pietra filosofale. Da sempre i Gemelli hanno attirato l’attenzione della tradizione religiosa e storica, da Giacobbe ed Esaù a Romolo e Remo e la loro iconografia li raffigura con due giovani che si tengono per mano, uno con la lira di Apollo e l’altro con la mazza di Ercole. L’amicizia, anche affettuosa, tra adolescenti ne è dunque rappresentata, anche nei suoi risvolti sensuali, come scoperta del mondo, del sesso, come esperienza evolutiva. La trasgressione può esservi collegata come sovrastruttura intellettuale, come ricerca prima che come sentimento. Ti amo per capire chi sono, mi unisco a mia sorella per eseguire un rito. Quella trasgressione che per i Gemelli si rivolge al fratello, all’amico, al compagno, nel Cancro si trasforma in desiderio di sentirsi figlio che ama la madre o madre che ama il figlio, di scegliere un ruolo uterino, caldo, protettivo, di amare il senso stesso della memoria, personale e genetica, di un passato molto lontano nel tempo. Ecco la trasgressione, il voler amare la propria madre e il non voler andare avanti ma proiettarsi all’indietro. Riconoscere in ogni partner un modello materno e come donne provare con ogni giovane partner il gusto dell’incesto. I misteri lunari si rinnovano continuamente, periodicamente. E’ la storia di Titania e Bottom: Titania, regina lunare, si è invaghita di Bottom, trasfigurato da una testa asinina. ‘Dormi, ti cingerò con le mie braccia’ , è il mistero della Luna che si innamora del proprio occultamento, dell’oscurità, simboleggiata dalla pelle d’asino. Nella notte di Chagall la Luna crescente, quasi lampada notturna, illumina un giovane che abbraccia una sposa dal volto bluastro, appena sfuggita al mostro della notte mentre sulla città imperversa il gelo dell’inverno. L’Edipo greco che si congiunge alla madre Giocasta è un’altra espressione simbolica della misteriosa e a volte tragica anamnesi lunare. Tragica perché nasce, cresce, evolve, muore in appena 28 giorni, il tempo di un sospiro. Comunque muti, girando il volto immoto, ci dice René Manritte, la Luna è identica a se stessa, come la verità. Di qui trae la forza, se necessario, di amare suo figlio, se stessa, di unirsi al sole e autodistruggersi. Nel Leone è la gloria, la conquista, il comprendere la vera ragione della propria esistenza. Si è trasgressivi per enfasi, per voler strafare, per non sapersi accontentare, per culto della personalità. Per definizione il Leone esprime il concetto di eros, pulsione, vitalità, slancio espresso dal cuore come muscolo che la tradizione assimila al Leone, ma anche simbolo di passione amorosa. Le dodici celebri fatiche di Ercole, con applausi finali, sono il cammino simbolico attraverso il quale deve passare il personaggio-Leone. Uccidere, asservire, conquistare, pulire, piegare, sono verbi ‘forti’, che tuttavia possono funzionare bene anche nel dialogo d’amore in cui il Leone vuole uccidere la libertà dell’altro, asservirlo a sé, conquistarlo definitivamente, sgombrare il campo da ogni altra alternativa di sentimento, essere l’unico per chi lo ama, piegarlo psicologicamente. Un iter che segue con fatica e che lo porta a trasgredire usi, costumi, consuetudini, se non praticamente, all’interno di se stesso, moralmente. Concedendosi nel contempo libertà e avventura, inflazionando, come direbbe la psicoanalisi, il suo Io. Alla Vergine viene assimilato a volte il mito del celebre unicorno, che si lascia catturare solo se può posare la sua testa sul petto di una vergine, pura e ingenua. Di qui scaturisce con immediatezza il lato erotico della Vergine. Ancora pura e incontaminata, attira violentemente, calma, addomestica un animale selvaggio, come può essere il pene maschile. Il problema, rivissuto in Demetra, l’infelice madre di Proserpina, che la certa in tutto il mondo dopo il suo rapimento da parte del diabolico Plutone, e la chiama e l’eco risponde alla sua voce, ingannandola, è quello di non riuscire facilmente a comprendere la realtà, di volerla fermare all’apparenza. L’unicorno sul seno come opera umanitaria, senza riconoscerne l’eccitazione sensuale, il prologo alla seduzione, all’unione che sarà vissuta come sorpresa, evento causale, mentre è stato istintivamente e deliberatamente ricercato, aggirandosi nei boschi in cerca di avventure. Trasgressione involontaria, ma non meno sottile e coinvolgente, quella della Vergine, eccita il sistema nervoso, giunge ad un’esaltazione che può apparire studiata e forse in parte lo è. E’ provocazione segreta, ti vedo e non ti vedo, mi aggiro nuda di notte perché soffro di insonnia. L’amore totalizzante di Eros e Psiche è rivelatore del desiderio di perfezione della Bilancia. Psiche è amata ogni notte da questo misterioso personaggio, gli dei non vogliono che ella lo veda. Curiosità è femmina, lei non resiste al desiderio di scrutarlo almeno una volta. Dopo l’amore, quando il suo amato si addormenta, accende con circospezione la lampada ad olio e mentre incantata scopre il dio dell’amore accanto a sé, compagno e amante, dall’emozione fa cadere una goccia di olio bollente sulla spalla di lui che, svegliato bruscamente, fugge. Psiche dovrà cercarlo e rincorrerlo per tutto il mondo, disperata, fino a che commuoverà Giove e si celebreranno nozze divine in cielo. La trasgressione è nel volere troppo, nel non saper valutare ciò che si ha, nel voler venir meno alle regole del gioco, nel chi troppo vuole e nulla stringe, nel misurare la propria bellezza, fascino, femminilità, sensibilità, giudicandoli vittoriosi senza sufficiente autocritica. Il mito dello Scorpione è già trasgressivo come principio, munito di una carica erotica dovuta all’espressione dei tre dei, Giove, Nettuno, Mercurio. Essi, forse insoddisfatti delle loro avventure celesti, introducono un giorno il loro seme sulla pelle di un toro sacrificato, ordinando successivamente di sotterrarlo. Da questo triplice concentrato di energia spermatica divina nasce il gran cacciatore Orione, più volte vittima, nell’esistenza terrena, della sua violenta istintualità. L’esasperazione dell’istinto è quindi il frutto naturale della trasgressione scorpionica: adolescente ubriaco violenta la propria matrigna. Terribile è la vendetta del padre che lo acceca trafiggendogli gli occhi. Vino, incesto, violenza. Recatosi a Lemmo è guidato per mano verso il sole e riacquista in questo modo la facoltà visiva. Non si interrompe la tragica sequenza, il cacciatore va in cerca di vendetta per l’affronto subito e minaccia di sterminare tutti gli animali. Finisce per essere punto dal velenoso scorpione, insetto distruttivo, e viene assunto in cielo simbolo della costellazione omonima. Trasgressione come regola di vita, quindi, vendetta come necessità, sregolatezza come frutto della straordinaria carica energetica precedente alla nascita. Accanto ai centauri saggi, come Chirone, il mito narra di altre figure metà uomo e metà cavallo meno virtuose, forse più simili alla natura profonda del Sagittario, comunque più adatte a spiegarne le trasgressioni. Si dice che Nesso, un robusto e virile rappresentante della categoria, si dedicasse con passione al suo compito di traghettatore di fiumi. Un giorno si presenta sulla riva una bella coppia di giovani innamorati, Ercole accompagnato dalla splendida sua compagna Dejanira. Essi chiedono a Nesso di essere trasportati ed egli, osservando con occhio da intenditore la bella, propone di cominciare con lei dato che non può (o non vuole) trasportarli insieme. Giunto là dove l’acqua è più alta compie audaci avances nei confronti di lei che grida per attirare l’attenzione di Ercole. L’eroe, impulsivo e geloso, lancia una freccia avvelenata che colpisce al petto l’uomo-cavallo che però, robusto, raggiunge ugualmente la riva opposta, sapendo tuttavia di dover morire. Subdolamente, allora, dice alla belle che se lei immergerà la camicia di Ercole nel suo sangue lo renderà invincibile. L’ingenua abbocca ad Ercole muore tra atroci sofferenze con la celebre camicia di Nesso. Trasgressione vendicativa o, se vogliamo, monito a non giudicare troppo facilmente l’ingenuità sagittariane, a volerla pesare nel giusto modo senza sottovalutarne i risvolti. Accanto al mito sacrificale del Capricorno, alla sua identificazione con il Natale, non si deve trascurare la serie di miti e di storie tutt’altro che educativi che hanno per protagonista Saturno o il capro al centro di feste orgiastiche dionisiache e in questo caso il capro assume un ruolo satanico, un’immagine corporea umana in cui la testa è animale, le orecchie sono perpendicolari al volto in posizione orizzontale, aguzze. Il tutto come travestimento che consente, liberatorio, di dissociarsi dal quotidiano, dal dovere, dall’ambizione, dall’attitudine a porsi come capri espiatorio nell’ambiente in cui vive. Sulla fronte della maschera lussuriosa un pentagono, una stella che simboleggia il prevalere dei sensi. Come dire che il Capricorno non può fare ogni cosa se non in modo assolutamente perfetto e anche in questo caso non si smentisce, trasgredendo si identifica con Satana medesimo. La vittoria dell’uomo superiore si ha con il sacrificio anche fisico del capro? (A Roma nei saturnalia gli altari dedicati al dio erano impregnati del sangue dall’animale sacrificato). Ma il rito si ripete, è liberatorio e scatena, quando se ne sente la necessità, istinti sopiti, forze profonde, consente di sentirsi liberi come Pan nel bosco delle ninfe. Una sorta di vacanza dal quotidiano, dall’incombente filosofia saturnina del tempo e della ragione. Molto meno terrena la trasgressione dell’Acquario. Essa è una sfida al divino che si esprime attraverso scoperte e sogni, il volo, il fuoco, la tecnologia. E’ il gigante Prometeo che osserva dall’alto l’uomo e pensa di essergli utile, il primo pensiero sociale dal cielo. Ruba una scintilla di fuoco a Giove e ne fa dono agli uomini. Una provocazione grave che va oltre il sesso, la libertà, l’abbandono. Ma che può costituire il simbolo dell’amore-sentimento come fiamma perenne. Giove lo considera un delitto di lesa maestà. Ritiene che l’uomo possa servirsene per essere simile agli dei. Prometeo viene condannato ad un orribile supplizio. Incatenato ad una roccia sarà ogni giorno esposto al sole e un’aquila gli divorerà il fegato, simbolo del suo coraggio. Il fegato si ricompone ogni note per rinnovare il sacrificio il giorno successivo. Di qui la sfrontatezza acquariana della trasgressione, l’indifferenza nei confronti delle conseguenze, il coraggio, la sfida, il ‘fegato’ di chi appartiene a questo segno ed è mosso da spinte collettive, sociali, umanitarie anche in amore. Malinconiche la favole dei Pesci. La fanciulla innamorata e incinta che vuole annegarsi ed è trasformata da Nettuno nella prima rappresentante della stirpe delle sirene. In un’altra versione, è la sirena innamorata (riportata anche da Andersen) che soffre le pene dell’inferno sottoponendosi al sacrificio di essere tagliata in due per somigliare a una donna e piacere così all’amato per vivere con lui sulla terra, che non è il suo elemento naturale. In ogni caso è simbolica del sacrificio, del sentirsi vittima, del trasgredire uscendo dal proprio ambiente naturale per vivere in un mondo ostile, perverso, torturatore, amato forse per questa sua natura. La trasgressione, vissuta da molti segni per coraggio, impulsività, sfida, provocazione, anche nei confronti della caducità della vita umana, scopre nell’ultimo segno il sacrificio per amore che era già sublime nella ricerca di Eros, ma qui diventa eroico per la difficoltà dell’ambiente, ostile, nel quale le calme acque marine non sono che un ricordo di un passato senza amore, ma anche senza sofferenza. La seduzione prende altri contorni, può essere oggetto di studio e di analisi, di strategia mirata e riflessiva, nell’eterno gioco della vita. |